 La storia di Rosà e del suo territorio può essere sinteticamente riassunta in quattro momenti importanti:1) IL PERIODO ROMANO E MEDIOEVALE 2) PERIODO 1300 - 1600 3) PERIODO DELLE VILLE VENETE 4) GLI ULTIMI DUE SECOLI
1) IL PERIODO ROMANO E MEDIOEVALE Il territorio rosatese conserva chiari i tratti di una centuriazione romana. Ci sono due ceppi confinari e c'è tutta l'attuale rete viaria a testimoniarlo. L'attuale Veneto, la regione in cui sorge Rosà, fu occupato nel 700 avanti Cristo dai Veneti, popolazione che in seguito si alleò con Romani, contro le invasioni dei Galli. I Romani, anche per difendersi dalle invasioni dell'Est, formarono numerose colonie nel Veneto, con diversi collegamenti. Due in particolare interessarono la zona di Rosà e Bassano: la Via Postumia, che collega Genova con Aquileia e che passa a pochi Km. a sud di Rosà e la Via Aurelia che collega Padova con Asolo ed incrocia la Postumia. E proprio nel quadrante creato dalle due grandi vie di comunicazione si è sviluppata una centuriazione romana, con dodici saltus, grandi appezzamenti di terreno, uno dei quali era certamente l'attuale Rosà. A San Pietro di Rosà sono stati trovati dei resti che rimandano ad un'antica Villa romana. Il territorio di Rosà era attraversato da nord a sud dal Brenta, ma nel 589 il fiume in seguito ad una "brentana" ruppe gli argini e dirottò più a ponente. Il vecchio alveo del fiume è attualmente visibile a Travettore. Nell'ottavo e nono secolo sembra che ci sia stato un insediamento longobardo. In questi secoli il centro religioso era la Chiesetta Sancti Petri lmperno, a San Pietro. 2) PERIODO 1300 - 1600 È il periodo della grande trasformazione del territorio rosatese, che in questa epoca è soggetto a numerose dominazioni: Vicenza fino al 1218, gli Ezzelini fino al 1259, Padova per un anno, quindi ancora Vicenza fino al 1319, poi gli Scaligeri di Verona fino al 1338, quindi i Da Carrara fino al 1388, i Visconti fino al 1404 ed infine Venezia. Tra il 1360 e il 1370 alla sinistra del Brenta venne costruito un grande sistema di irrigazione. L'agro rosatese fu bonificato e così il territorio, divenuto molto richiesto dal punto di vista agricolo, fu causa di contenziosi fra Bassano, che ne vantava il controllo e le popolazioni locali. In questo contesto nacque la comunità di Rosà, dapprima attorno alla Chiesetta votiva di Sant'Antonio, nel 1450, poi definitivamente come comune autonomo nel 1533. Nel 1519 la Repubblica Veneta, bisognosa di denaro, consentì ai nobili veneziani e bassanesi di convogliare l'acqua della roggia nel loro terreno e così presero origine le rogge figlie della vecchia rosta Rosa. Ancor oggi ci si accorge della differenza del territorio a sud delle rogge Balbi e Vica e quello a Nord, verso Bassano. A quell'epoca il comune vantava 3040 abitanti e nel 1622 fu suddiviso in dodici quartieri: Quartiere della Villa, Quartiere della Chiesa, Quartiere delle Tezze, Quartiere della Granera, Quartiere dei Confini, Quartiere di Ca' Dolfin, Quartiere degli Stroppari, Quartiere del Travettore, Quartiere di Bagli, Quartiere Revolessa, Quartiere de San Zen. Il rappresentante di ogni quartiere partecipava alle riunioni in cui si decideva la vita della comunità, chiamata anche "Università della Rosa". Le attività produttive erano Ia lavorazione della lana e della seta. A questa attività legata la cultura dei bachi e la conseguente diffusione dell'albero del gelso (moraro), una delle caratteristiche del territorio rosatese. 3) PERIODO DELLE VILLE VENETE Nel 1600 e nei secoli successivi il territorio bonificato di Rosà attirò l'attenzione di nobili veneziani che costruirono diverse ville venete con grandi parchi, Anche questo intervento modificò il territorio e la comunità rosatese. Attorno alle ville, intatti, si costituirono delle unità produttive con numerose grosse famiglie che lavoravano il terreno a mezzadria, con la scomparsa dei piccoli proprietari che nel 1660 risultavano essere ancora 300. Furono costruite delle piccole cappelle private che in seguito diedero origine alle nuove parrocchie di Rosà. Oggi le principali ville sono: Villa Dolfin Boldù, presso l'omonimo quartiere, Villa Gioiagrande, già Morosini e Sturm a Travettore, Villa Cà Diedo a Cusinati. Ognuna di queste ville settecentesche è circondata ancor oggi da un bellissimo parco. Altre ville: Villa Santini, Villa Mocellin, Villa Branca, Villa Segafredo, Villa Parolin a Rosà centro, Villa Zanchetta a Travettore. 4) GLI ULTIMI DUE SECOLI Rosà passa sotto il dominio dell'Austria nel 1797 e vi resta, eccettuata la parentesi napoleonica 1803-1813, fino al 1866 quando con il Veneto entra a far parte del Regno d'Italia. Nel ventesimo secolo Rosà rimase comunità prevalentemente agricola, organizzata in mezzadria fino alla seconda guerra mondiale. Attività produttive erano alcune filande, la lavorazione tessile, quella del manico da frusta. Nella prima metà del secolo dal centro si staccarono ufficialmente quattro parrocchie e precisamente: Travettore nel 1931, Cusinati nel 1932, Sant'Anna nel 1942 e San Pietro nel 1947. Il dopoguerra ha registrato una impetuosa trasformazione industriale ed artigianale. A Rosà ormai le aziende agricole sono solo una settantina mentre quelle artigianali ed industriali sono oltre 500, come 500 sono quelle commerciali. Dal 1946 Rosà ritorna un libero comune, retto da un Sindaco, da una Giunta e da un Consiglio comunale democraticamente eletti. |